Quando si dice “Sfortuna”

Oggi avreste dovuto leggere un post un po’ particolare, uno piccolo stralcio, un raccontino da me scritto. Un piccolo racconto in cui ci sarebbe stato un treno malconcio, un ragazzo irritato e tanta tanta neve. Invece non leggerete nulla di tutto questo.
Avete presente quella sensazione che si prova quando le cose non sembrano andare per il verso giusto? Sono sicuro che ce l’avete presente, prima o poi capita a tutti, a chi più a chi meno. Ma certe volte la sorte è… beffarda? No, eufemismo. Ci prende proprio per il culo.
Una determinata situazione sembra destinata a volgere in maniera negativa? State tranquilli. LO FARA’. Non perdete tempo a scongiurare le cattive ipotesi, piuttosto preparatevi ad affrontarle quando si concretizzeranno e vi si pareranno davanti.
Intravedete una minuscola luce di speranza in mezzo al desolante caos di una disperata situazione? Molto probabilmente ve la state immaginando, il caos rimane sempre e comunque. Non perdetevi in inutili pensieri ottimistici, piuttosto affrontatelo e cercate di dissiparlo senza attendere una manna dal cielo.
È che certe volte, quando le cose devono andare storte (E DEVONO ASSOLUTAMENTE), lo fanno proprio in grande stile, tipo a dirti: “No, non si tratta di Caso, sono io, LA SFIGA, che non c’avevo un cazzo da fà e me so messa e romperte i coglioni a te”. Certe volte proprio nulla va per il verso giusto, dalle cose più grandi e importanti (di cui francamente non mi va di parlare, non qui poi) a quelle più piccole e misere, che prese singolarmente potrebbero essere sfighe dimenticabili, ma che nell’insieme sono anche loro una gran bella rottura di coglioni.
E beh, oggi avevo voglia di scrivere. Un storia, un piccolo stralcio. Mi era venuto in mente da un po’ di tempo e adesso volevo metterlo per iscritto. Ero arrivato più o meno a metà storia quando… zacchete! Se ne va via la luce. Ora, io SOLITAMENTE scrivo con un computer portatile, quindi direte, che ti frega della luce? Male che vada e la corrente non ritorna, hai tutto il tempo di salvare il documento e spegnere. SOLITAMENTE. È la parola chiave. È che ogni tanto mi viene la voglia di riaccendere il computer  fisso, ma non lo usavo per scrivere ormai da più di un anno. E invece oggi avevo intenzione di scrivere proprio con quello, manco ci fosse chissà quale differenza, manco fosse una stronzata che il computer portatile è molto più comodo. E, tanto per chiarire, nemmeno ricordo quando è stata l’ultima volta prima di questa, che in casa mia è andata via la luce, mentre ero al computer poi.
La storia non l’ho più riscritta e la prima metà che avevo buttato giù è andata ovviamente persa. Sparita è anche la mia voglia di riscriverla, per ora me la tengo qui nella mia testa, ma chissà, magari tra qualche giorno riaprendo il mio blog ve la ritroverete lì, bella scritta e messa come post più recente. CHISSA’.
Oggi avreste dovuto leggere un post un po’ particolare, uno piccolo stralcio, un raccontino da me scritto. Un piccolo racconto in cui ci sarebbe stato anche un autobus perso, un ragazzo molto pacato e tanta tanta tenerezza. Invece, almeno per ora, dovrete accontentarvi di questo inutile quanto inconcludente post.

Inserito in Le mie riflessioni | 3 commenti

La Vampirizzazione del Fantasy

Chi fino ad ora ha seguito almeno qualcuno dei post del mio blog, o chi mi conosce bene al di fuori di queste quattro pagine, sa  che una delle mie passioni più grandi è il fantasy, in particolar modo i romanzi fantasy. È una passione che è nata in me all’età di undici anni, quando in un freddissimo pomeriggio di pioggia, insieme ai miei compagni ed amici di allora, cercai riparo all’interno di una caldissima libreria e presi per la prima volta in mano un volume intitolato “Harry Potter e la Camera dei Segreti”. Da allora la mia passione è cresciuta sempre più, i romanzi interessanti ai miei occhi sono sempre più aumentati, la mia libreria personale ha cominciato a riempirsi inesorabilmente.
Vi sarà capitato ogni tanto, se anche voi siete degli avidi lettori, di ritrovarvi in casa senza nessun libro da leggere. Vedi un po’ i compiti a scuola che si accumulano, vedi un po’ la stanchezza di certi giorni e gli impegni vari, ed ecco che non si ha avuto tempo di correre in libreria per un bel rifornimento. Ma quando vi ritrovate ad avere un po’ di tempo libero, ecco che vi assalgono le crisi: VOGLIO LIBRI VOGLIO LIBRI VOGLIO LIBRI!!! E cosa c’è di meglio in momenti come questi, che andare in libreria, portafogli in mano, e fare un bel po’ di spese? Fino a qualche anno fa, andare a comprare un paio di fantasy in libreria era un avvenimento assai piacevole, perdersi tra gli scaffali pieni zeppi di titoli alla ricerca di quelli più interessanti ed originali. Oggi invece è diventato uno strazio, e sto proprio adesso a spiegarvi il perché. Partiamo con una piccola premessa: vicino a dove io abito, esistono attualmente due librerie: una Mondadori ed una Giunti al Punto, quindi potete capire che qui non stiamo parlando mica di bruscolini, ma di librerie belle grandi e belle fornite. Per comprendere adesso quale è il mio problema, il mio profondo strazio, facciamo un semplicissimo paragone.
A fare compere fantasy! – Quattro anni fa
Entro in libreria e cerco con gli occhi la scritta “FANTASY” appiccicata in cima ad uno dei molti scaffali dell’interno. Ed eccolo là, ho trovato quello che cercavo, scaffale bello grande, pieno di libri dalle copertine sgargianti, mi ci avvicino. Mi metto a dare una rapida occhiata ai titoli e ai nomi degli autori (Rowling, Monticelli, Troisi, Tolkien, Lewis, Straud, Martin, Brooks, Clare, Brennan, Colfer), poi inizio a leggiucchiare e a spulciare le varie trame, mi metto sottobraccio i volumi più interessanti, e alla fine (dopo aver pagato ovviamente) esco fuori dalla libreria con un paio di libroni in mano, tutto felice e sorridente con finalmente qualcosa di buono da leggere!
A fare compere fantasy! – Oggi
Entro in libreria e cerco con gli occhi la scritta “FANTASY” appiccicata in cima ad uno dei molti scaffali dell’interno. Non trovo una beneamata mazza ed inizio a chiedermi il perché. Quindi decido di chiedere alla commessa: “Scusi, il reparto fantasy?”; lei mi sorride, punta l’indice verso uno scaffale e mi risponde: “Eccolo è proprio lì!”. Bene, mi dico io, ma mettetecela sopra una cazzo di scritta no? Ma va bene. Mi dirigo verso lo scaffale indicatomi dalla signorina e già da lontano noto che c’è qualcosa che non va: dove sono finite le copertine colorate e sgargianti tipiche dei fantasy? Perché io là ci vedo solo copertine cupe e nere? Mi avvicino, ed effettivamente noto una moltitudine di copertine scure, con sopra raffigurate un sacco di persone seminude, avvinghiate e abbracciate nelle pose più eroticamente acrobatiche. Comincio a leggere i titoli e i nomi degli autori (Hamilton, Meyer, Angelini, Smith… ma chi sono sti loschi figuri??) e il terrore mi assale. Questi non sono fantasy. Questi sono schifosissimi libri sui vampiri, licantropi, vampicantropi e licampiri. Che cazzo è sta roba? Poi gli occhi mi vanno su un piccolo cartellino in basso, di carta, appeso ad una mensoletta, con su scritto “URBAN FANTASY”. No ma dico… stiamo scherzando? Harry Potter  della Rowling è urban fantasy, Shadowhunters della Clare lo è, di sicuro però non rientra in questa categoria Starcroassed di Josephine Angelini o Twilight di Stephenie Meyer. Sta roba non è fantasy, non è urban fantasy, è paranormal romance, e pure nella sua forma più schifosamente commerciale. E poi che cazzo di titoli sono? Burned? Tempted? Matched? Starcroassed? Awekened? Troied, Minchioned e chi più ne ha più ne metted? Ma non mi arrendo e non mi scoraggio. Guardo attentamente i volumi e ad un certo punto mi sembra di vederne uno interessante, il titolo sembra diverso dal solito almeno. Si intitola Incubus Dream, scritto da Laurell K. Hamilton. Lo apro e leggo la trama: la protagonista è Anita Blake, una famosa eroina ammazza vampiri; bhe, fa abbastanza schifo, ma almeno non è la solita quindicenne innamorata in piena crisi ormonale, come tutte le altre protagoniste di tutti gli altri paranormal romance. Apro il libro su una pagina a caso e comincio a leggiucchiare: la scena è ambientata al chiuso, e la protagonista Anita si sta facendo strizzare le tette da un suo collega di lavoro che gode di piacere come un elefante in calore. Rimango a bocca aperta, quindi riapro su una pagina casuale più avanti nel romanzo: Anita sta succhiando goduriosamente il pisello ad un altro suo collega di lavoro, diverso da quello di prima. Sarà che il mestiere di ammazza vampiri, ti costringe a venire continuamente in contatto con vari PALI e PALETTI di diverso genere e dimensioni?? Chiudo il libro schifato e lo rilancio sullo scaffale. Quindi torno dalla commessa: “Mi scusi, ma io le avevo chiesto dove fosse il fantasy, non il paranormal romance…”; lei mi guarda stranita, poi di colpo sembra capire: “Ah, tu intendi l’altro fantasy! Ah eccoli lì guarda!” e mi indica una nuova direzione. Guardo verso il nuovo scaffale ed effettivamente lì ci vedo dei fantasy di mia conoscenza. Mi avvicino e leggo: Brooks, Brooks, Brooks, Brooks, Brooks, Martin, Martin, Brooks, Brooks. Torno dalla commessa palesemente incazzato: “Signorina mi scusi, ma avete solo Martin e Brooks?” e lei: “Bhe si, sono questi quelli famosi, ma ce ne deve essere qualcuno anche nel reparto NARRATIA PER BAMBINI”. No sul serio… mi sta prendendo per il culo? Mi avvicino alla narrativa per bambini ed effettivamente lì vi trovo degli altri buoni fantasy: Shadowhunters, Harry Potter, Cronache di Narnia, Cronache del Mondo Emerso, Signore degli Anelli… impilati tutti al centro dello scaffale, e circondati a destra dal libro delle ultime avventure di Geronimo Stilton, e a sinistra dal libro illustrato da colorare delle fiabe di nonna papera. Ed è qui che mi arrendo definitivamente, mi faccio prendere dallo sconforto ed esco fuori dalla libreria mandando mentalmente affanculo la commessa.
Da quando il fantasy è diventato solo per bambini? Da quando gli unici autori degni di nota sono diventati Brooks e Martin, arrivando a sommergere quel capolavoro delle Cronache di Narnia di C.S. Lewis, relegato accanto alle Avventure del Coniglietto Max? Per non parlare poi del Signore degli Anelli! Ma soprattutto, da quando quei quattro vampiri e licantropi del cazzo hanno preso il posto di elfi, fate, maghi, nani ed altre creature più originali frutto della creatività di molti autori? Quelle storie di vampiri tutto sesso, passione e stereotipi senza un briciolo di contenuti di valore? Io rivoglio il mio vecchio fantasy. Io voglio la morte immediata della Hamilton, della Angelini, della Smith e anche della Meyer. Voglio dei romanzi veri e non dei patetici Harmony di serie Z. Vampiri: ci state davvero scassando il cazzo adesso!

Inserito in Le mie letture | 11 commenti

I Smile

And that’s why I smile! It’s been a while! Since everyday and everything has felt this right! And now you turn it all around! And suddenly you’re all I need! The reason why, I smile! 

Inserito in Le mie riflessioni | 3 commenti

La Paura – L’Oscurità

Toc. Toc. Toc. Un rumore ritmico, insistente, fastidioso. Alec aprì gli occhi di colpo, spaventato, come se si fosse appena svegliato da un incubo tremendo. Si trovava nel suo letto, disteso, con gli occhi spalancati a fissare l’oscurità sul soffitto di camera sua. La stanza era immersa nel buio più totale. Si alzò lentamente a sedere sul materasso, il cuore che pompava a mille, e prese a guardarsi inutilmente intorno, cercando con le mani a tentoni l’interruttore della lampada sul comodino. Di colpo, poco prima di rinunciare all’impresa di trovare il maledetto interruttore, notò infondo alla camera buia un sottilissimo filo di luce bianca. “La porta é socchiusa? E perché la luce in corridoio è accesa?”. Si alzò piano dal letto, godendosi la fresca sensazione dei suoi piedi nudi che poggiavano sul pavimento gelido e liscio, e si diresse verso la porta della camera a controllare cosa stesse succedendo. Nello stesso istante in cui le sue dita si posarono sulla piccola maniglia, la luce in corridoio sparì e l’oscurità si fece se possibile più opprimente. Imperterrito aprì comunque la porta ed uscì piano sul corridoio buio, stando attento a non scontrarsi contro qualche oggetto e tendendo le braccia in avanti. Buio totale, tenebre in ogni dove, Alec si sentì attanagliare dalla terribile sensazione di essere diventato cieco, e per un attimo ebbe sul serio paura. “Può essere davvero successo? Così, di colpo?”  Nessuna traccia della fonte di luce che aveva visto poco prima. Fece qualche passo incerto in avanti brancolando nel buio, finché i suoi piedi nudi non si posarono su una superficie ruvida, fredda e pietrosa. Gli sembrò di stare camminando scalzo sull’asfalto di una strada o su di un marciapiede di città. Il sangue gli si gelò nelle vene, sentì la paura crescerli in petto. “Dove sono?” Allarmato, si girò velocemente e ripercorse a ritroso i passi che lo separavano dalla porta di camera sua, alzò le mani davanti a se alla ricerca del familiare legno intarsiato o della piccola maniglia di ottone, e… per la seconda volta in soli trenta secondi il suo cuore perse un paio di battiti. I palmi delle sue mani poggiavano su una superficie tanto ruvida e fredda quanto quella del pavimento, segnata in alcuni punti da strani rilievi e zone scabre che gli ferirono la pelle delle mani, mentre in preda all’agitazione le muoveva di continuo su quella stranissima parete in cerca di un qualche segno della presenza di una porta. “Un muro di mattoni? Sto toccando un muto di mattoni in camera mia?? Non può essere”. Si girò di nuovo, sempre tenendo le mani tese in avanti, e iniziò a camminare distrattamente per la stanza in cerca di qualcosa, un appiglio, un oggetto dalla forma familiare, qualunque cosa. Ma intorno a sé non avvertiva altro che vuoto, oscurità e un freddo tremendo. “Dove sono finito? Dio mio Dio mio! Ti prego ti prego è un incubo! Per forza, deve esserlo!”. Toc. Toc. Toc. Ancora quello strano rumore, quel sinistro e ritmico ticchettio che lo aveva svegliato pochi minuti prima. Si fermò di colpo, disperato e rassegnato al tempo stesso, col fiatone e con un batticuore che gli martellava il petto. E poi lo sentì: uno spostamento d’aria, improvviso, proprio davanti a se. Non si mosse, era inutile scappare senza sapere dove andare e come muoversi, in una stanza immersa nell’oscurità, chissà quanto grande. Poi dal lato sinistro rispetto al punto a dove si era fermato, vide provenire un filo luce, sottilissimo. Si volto di scatto e vide una sfera di luce bianca fluttuare rasente al suolo, leggera e imperfetta, dalla quale partivano piccoli tentacoli luminosi. “Sembra una Luna in miniatura”, e quasi gli venne voglia di andarla a toccare, ma si trattenne. Pochi secondi dopo, un tentacolo di luce poco più lungo degli altri iniziò a scurirsi e ad avvolgere piano la sfera di luce tutt’intorno. Anche quest’ultima adesso stava diventando scura… ma non si stava spegnendo, no. Era strano, stava trasformandosi in una sorta di anti-luce, una luminosità nera che faceva venire i brividi e sembrava risucchiare tutta l’aria ed il chiarore intorno a se, la bellissima luce lattea di poco prima ormai sparita. All’improvviso, come era apparsa, la sfera di anti-luce si dileguò nel nulla, lasciando Alec immerso ancora una volta nelle tenebre opprimenti. Il suo cuore cominciò adesso ad accelerare i battiti: senza sapere bene il perché si sentiva improvvisamente invaso dal terrore, dal panico più totale. Urlò con tutto il fiato che aveva il corpo, urlò a lungo, un grido disperato, senza avere il coraggio di correre o di muoversi, e cadde in ginocchio pesantemente e facendoli anche male. Un calda lacrima aveva cominciato a rigarli il viso stravolto dal terrore, quando d’improvviso tutta la paura svanì, sostituita da un’innaturale apatia. Alec, ancora in ginocchio, debole, con i pugni stretti che gli penzolavano lungo i fianchi, cadde piano in avanti e si accasciò al suolo, avvertendo il pavimento duro e ruvido che gli graffiava dolorosamente la guancia destra. Chiuse piano gli occhi, gonfi di lacrime, e poi non sentì più nulla.

Inserito in Le mie scritture | 7 commenti

Le Mille Avventure dei Centri Commerciali

È proprio vero ragazzi, all’interno dei centri commerciali se ne possono vedere di tutti i colori. Io ho sempre visto i grandi centri commerciali non come posti dove la gente va a comprare roba, ma come dei grandissimi, giganteschi punti di ritrovo. Al suo interno puoi vedere persone ed assistere a situazioni di tutti i tipi: vecchiette bigotte che protestano contro le scollature delle commesse, ladruncoli che rubacchiano di negozio in negozio finendo per fare figure di merda, gente che passeggia in smoking e cravatta per i corridoi credendo si stare partecipando ad una sfilata, elemosinanti che pedinano i compratori fin dentro i negozi… e chi più ne ha più ne metta. Ma la situazione a cui ho assistito alcune sere fa le supera tutte…
Una madre, sui quarant’anni circa, insieme al marito ed al figlio all’interno della libreria del centro. Il figlio, avrà un sedici/diciassette anni, è accanto a lei e tiene per mano un altro ragazzo che avrà all’incirca la sua stessa età. Ora ovviamente, non posso conoscere la situazione di codesta famiglia, né alla perfezione il discorso che stavano animatamente portando avanti, ma la scena a cui ho assistito si è svolta all’incirca così:
Madre: Sposare? A questa età mi parli di sposare?? Ma ti rendi conto di che stai dicendo, con un maschio poi… e in Italia! (scandendo queste ultime parole con una certa soddisfazione) Te lo sto dicendo Andre, vedi di capire cosa ti è successo e di smetterla. Che poi è una cosa assolutamente innaturale, è una bestemmia. Il matrimonio è cosa sacra!
Figlio: Si certo è vero, se io mi sposassi con un ragazzo metterei in dubbio la sacralità del matrimonio di tua figlia, durato tre mesi…
Madre: Ma non ti permettere sai! Giuro che prima o poi ti spacco la faccia, aspetta solamente. Poi vieni a parlarmi di figli! Di adozione! Tu figlio mio, non so cosa ti è preso, ma spero che ti passi presto, io un figlio così… ma non farmi parlare, non farmi parlare!
Io (nella mia mente): Non intervenire Miky… saranno mica cazzi tuoi? Tu sei venuto qui solamente per comprare Jane Eyre, prendilo ed esci. Anzi magari prima pagalo e poi esci.
Madre (imperterrita, come se volesse quasi farsi udire da tutti, chissà per quale motivo): Ma cosa mi è capitato a me! Cosa mi è capitato a me! E vieni a parlarmi di figli! Così te li prendi maschi e li cresci come te, che poi vanno dietro ai maschi, perché è garantito che succede così.
Io(incapace di trattenermi oltre, non fatemene una colpa): Signora mi scusi, a parte il fatto che questi non sono argomenti da affrontare ad alta voce all’interno di una libreria piena di gente e disturbando tutti quanti, ma vabbè. Riguardo alla questione del matrimonio avete già avuto risposta. Siete così sicura che vostro figlio sarebbe solamente capace di crescere figli gay? Come voi avete cresciuto solamente figli etero, vero?
La signora mi guarda stupida, e se ne esce con: Prego scusa? Ma la tua famiglia non ti ha insegnato a farti i fatti tuoi?
Io: A parte, di nuovo, il fatto che è lei che sta gridando come una pazza in un negozio pubblico… no dico, volevo solo sottolinearle che la sua teoria contiene una falla. Lei dice che genitori gay crescerebbero figli gay, ergo genitori etero crescono figli etero. Le possibilità sono due: o la sua teoria è sbagliata…
Signora (stizzita): Oppure??
Io: …oppure stia attenta a suo marito mia cara signora.
Lei mi guarda scioccata, il padre (improvvisamente risvegliatosi dal coma) si volta a guardarmi con aria ebete. Qualcuno in giro borbotta, qualcun altro ridacchia, il figlio si mette a ridere e mi guarda divertito. Vabbè, per  oggi ne ho dette abbastanza, prendo la mia Jane Eyre, pago ed esco fuori. Guardo la signora attraverso la vetrina, zitta e intenta a leggere la quarta di “I love mini-shopping”, il figlio che ancora se la ride insieme al fidanzato, tenendolo per mano.
La mia argomentazione sarà pur stata impulsiva e non farà di certo cambiare idea alle mille signore dementi di tutto il mondo, ma pur sempre vera. E poi ogni tanto, sbattere in faccia alle persone la propria ignoranza dà un’immensa soddisfazione!

Inserito in Le mie riflessioni, Le mie scritture | 8 commenti

Vorrei che tu fossi qui…

Damn, Damn, Damn!
What I’d do to have you here, here, here!
I wish you were here…


Damn, Damn, Damn!
What I’d do to have you near, near, near!
I wish you were here…

Avril Lavigne – Wish You Where Here

 

Inserito in Le mie riflessioni | 1 commento

Nintendo Wii: La Mia Lista Videogames

Ecco qui la lista dei miei migliori Videogames rigorosamente Nintendo (eh sì, sono un NINTENDARO), nello specifico si tratta dei titoli che ho giocato su Nintendo Wii E 3DS. Come? Chi mi ha chiesto di fare questa lista? Nessuno, la faccio per me a dire il vero, mi diverte. Se poi qualcuno mai dovesse trovarsi a passare da queste parti  a leggere queste quattro righe, un parere ed un commento non risulterebbero affatto sgraditi, anzi ;) Qui sotto sono elencati solo i miei titoli preferiti, con annessa valutazione. Ci tengo a specificare che il voto è ASSOLUTAMENTE SOGGETTIVO, basato sui miei personalissimi gusti, sulle mie impressioni e sul relativo divertimento tratto durante le sessioni di gioco.
P.S. Il post è stato modificato e ripostato come pagina a questo link: http://moko92.wordpress.com/229-2/

Inserito in I miei disegni, Le mie recensioni | Etichette , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti